31/05/22

Go Manga: Susano Oh 2 [Hikari] (ita)

 


Prosegue con il secondo numero la pubblicazione del classico Susano Oh di Go Nagai da parte delle edizioni Hikari, dopo il cliffhanger del primo volume la storia riprende direttamente su una delle scene più sconvolgenti della serie ritratta da Nagai in maniera mirabile per pathos e originalità dello storytelling.

In questa seconda parte gli eventi e una nuova consapevolezza porteranno il protagonista verso il mutamento a cui sembra destinato mentre, all'ombra di tutto questo, strani e differenti personaggi si muovono dietro alle quinte del mondo degli esseri dotati di capacità extrasensoriali.

La nuova attitudine caratteriale di Shingo Susa lo porterà poi fatalmente a confrontarsi con i capi dei club interni alla sua scuola, ritratti qui quasi come una sorta di clan feudali per organizzazione e violenza degli atteggiamenti (l'autore non è del resto nuovo nel "mettere alla gogna" o estremizzare le idiosincrasie delle istituzioni scolastiche nipponiche come, in chiave più ironica e grottesca, nei classici "La scuola senza pudore" edito da J-Pop o "Omorai-kun" edito da Hikari).

Nelle foto: cover by Go Nagai per il secondo volume della edizione italiana di Susano Oh pubblicato da Hikari


30/04/22

Go Gadget: Ufo Robot Grendizer glass/bicchiere [Abyss Corp.] (fra)

 



Nuovo bicchiere da collezione prodotto dalla francofona Abysse dedicato ai sempre beneamati Grendizer & Duke Fleed, stavolta in vetro e con tanto di balloon stampati, alla salute, prosit!

Nelle foto: due immagini del bicchiere in vetro prodotto da Abysse Corp. su licenza Dynamic Planning





27/03/22

Go Manga: Susano Oh 1 [Hikari] (ita)


 E' già disponibile presso le librerie specializzate il primo volume in grande formato del Susano Oh di Go Nagai, uno fra i più attesi ed importanti manga dell'autore giapponese rimasti inediti nel nostro paese. A rimediare sono le edizioni Hikari con questo primo di sei libri in programma che ci introduce nelle vicende che ruotano attorno al protagonista Shingo Susa, un normale studente giapponese che più per gioco e per seguire la sua compagna viene da lei introdotto in un bizzarro club scolastico dedicato a discussioni sui poteri extrasensoriali, un evento in apparenza banale ma che aprirà le porte dell'incubo per Shingo...

Susano Oh benché non si mai stato trasposto in animazione è considerato uno dei classici anni ottanta di Go Nagai e ottenne all'epoca della sua prima pubblicazione giapponese molto interesse da parte di critica e lettori per poi cadere vittima di alcuni problemi editoriali durante la serializzazione (ne abbiamo già parlato nel post dedicato ai romanzi ideati da Yasutaka Nagai) che ne fermarono temporaneamente la corsa. Ora finalmente anche il pubblico italiano potrà aggiungere nella propria libreria questa saga che vede Nagai all'opera su temi e situazioni fra i suoi favoriti in un efficace connubio fra generi SF e orrorifico.

Nella foto: il primo volume del Susano Oh di Go Nagai edito dalle edizioni Hikari

28/02/22

Go Gadget: UFO Robot Grendizer tumbler/bicchiere da viaggio [Abysse Corp.] (fra)



 Sono davvero innumerevoli gli oggetti e i gadget dedicati a UFO Robot Grendizer, buona parte dei quali ideati e pensati appositamente per il pubblico occidentale. Come questo bicchiere da viaggio prodotto dalla francese Abysse (paese non a caso folle di passione per il loro "Goldorak" come noi lo siamo per il "nostro" Goldrake!) con le belle illustrazioni -se l'occhio non ci inganna- di Kazuhiro Ochi.

Nelle foto: due immagini del bicchiere da viaggio prodotto dalla Abysse Corp. su licenza Dynamic Planning.

31/01/22

Go Book: Getter Robot Arc - Anime official works [Shochiku] (jpn)





 Fino a diverso tempo fa quasi tutti gli anime TV (e anche OAV) ispirati ai lavori originali Go Nagai & Dynamic Production ottenevano il proprio "art-book", volumi deluxe contenenti per la gioia di appassionati e collezionisti una cornucopia di disegni preparatori, schede, illustrazioni, articoli, ecc., tradizione talvolta saltata in tempi più recenti.

Dunque è con interesse che nello scorso mese è stato pubblicato in Giappone questo "Anime official works" dedicato alla serie televisiva di Getter Robot Arc, l'anime ispirato al manga del compianto Ken Ishikawa che si proponeva di esplorare la fase finale della Getter-Saga partita negli anni settanta. L'anime TV è stato diretto dai veterani Jun Kawagoe e Hideyuki Motohashi (già visti all'opera su numerose serie nagaiane) con la collaborazione al chara-design del mangaka Kazumi Hoshi (visto anche in italia sul fumetto edito da J-Pop "Mazinkaiser SKL Versus"), sul volume in questione si possono ammirare i settei (disegni di preparazione che fissano il design che verrà seguito dagli animatori) completi dei personaggi come dei robot e delle ambientazioni accanto a varie illustrazioni a colori ed articoli esplicativi, il tutto per un totale di 116 pagine patinate.

Nelle immagini: foto del volume giapponese "Getter Robot Arc Anime Official Works" e dettagli dall'interno, l'anime in Italia è disponibile (per ora solo sottotitolato in attesa di un futuro doppiaggio e di una edizione home video) sui canali streaming di Yamato Animation mentre i fumetti sono stati pubblicati da edizioni J-Pop.

09/12/21

Go Manga: Devilman - Z Star #1 [Granata Press] (ita)



Dicembre 1991: sono a casa di amici, il covo della nostra combriccola di appassionati di fumetti e videogiochi, fra un anime in VHS e una partita con l'Amiga 500 arriva un nostro compagno che stringe in pugno il tesoro più ambito! Il manga che stavo aspettando più di tutti in assoluto dopo averne letto sulle fanzine dell'epoca, era proprio il n.1 della nuova collana di Granata Press denominata "Z Star" e al suo interno c'era finalmente in italiano e pronto ad essere divorato dai miei occhi: il Devilman di Go Nagai! Inutile dirvi che presi immediatamente la mia fida bici per fiondarmi in edicola e trovare l'agognata copia...!

Dicembre 2021: quella copia è ancora qui a pochi metri da dove vi scrivo insieme a centinaia di altri fumetti del mio/nostro autore preferito in ogni tipo di formato ed edizioni. Tutto questo per farvi partecipi del 30esimo anniversario dalla prima pubblicazione italiana del manga-cult di Go Nagai, era un periodo editoriale completamente differente dove la Granata Press di Luigi Bernardi fece da apripista per il fumetto giapponese presso il pubblico nostrano (coadiuvata sotto questo profilo dall'effimera presenza di Glenat Italia con il loro tutt'altro che effimero "Akira" di Katsuhiro Otomo nella versione occidentale a colori realizzata originariamente dalla Epic/Marvel).

Devilman come detto aprì la collana "Z Star" di Granata, serie pensata per ospitare gli autori giapponesi più importanti e rappresentativi (per esempio anche Capitan Harlock di Leiji Matsumoto apparve su quelle pagine), formato e tipo di carta erano quelli consueti dell'editore bolognese, un agile brossurato poco più alto di un "bonellide" con la sempre riconoscibilissima grafica di Roberto Ghiddi, l'efficace lettering di Andrea Accardi (poi e ancora oggi noto come apprezzato autore di fumetti) e la traduzione dal giapponese di Federico Colpi (che firmava anche la puntuale introduzione e la sezione di note).

Proprio a Federico abbiamo pensato di chiedere una intervista su quel periodo irripetibile dell'editoria italiana manga. Colpi è stato il collaboratore di Granata Press dal Giappone in grado letteralmente di aprire e diffondere il mercato editoriale giapponese verso l'Italia, prima per la casa editrice di Luigi Bernardi e poi con Dynamic Italia ed infine d/visual. La discussione che ne è nata è stata davvero interessante e ricca di particolari inediti: 

1) Ciao Federico, grazie per aver accettato di fare quattro chiacchiere con noi del G.N.F.C.I. I lettori italiani ti conoscono come un vero e proprio pioniere del fumetto giapponese nel nostro paese. Nel Dicembre del 1991 arrivava nelle edicole italiane il numero 1 del Devilman di Go Nagai pubblicato da Granata Press, sono passati 30 anni da quello storico albo, puoi raccontarci qualcosa sulla nascita di questa prima edizione italiana? La scelta del manga da proporre (tutto sommato ovvia dato che si parlava di un "cult" assoluto) venne da Dynamic o per richiesta di Granata?

 

Certo! Io lavoravo per Nippon Animation come traduttore e avevo anche lavoricchiato per i Nagai dall’estate 1990. Credo di averlo già raccontato perciò non mi dilungo, comunque un giorno scrissi una specie di fan-letter a Go Nagai ringraziandolo perché, grazie ai suoi cartoni, mi aveva ispirato a studiare giapponese e ora avevo realizzato il mio sogno di vivere in Giappone. Il giorno dopo mi chiamò suo fratello incazzatissimo dicendomi che era impossibile che avessi visto Jeeg o il Grande Mazinger perché loro non li avevano mai venduti in Italia, e mi intimò di visitarli subito per spiegare la situazione. Quando arrivai capirono che ero un pischello e non certo il pirata che aveva distribuito Jeeg & C. nel ’79, perciò mi chiesero di andare da loro un paio di pomeriggi alla settimana per telefonare e mandare fax a televisioni ed editori europei, in modo da cercare di capire come e da chi si erano procurati quei diritti.
Quanto a Granata, ne conobbi l’esistenza quando tornai per una breve vacanza in Italia a maggio 1991 e trovai “Mangazine” in edicola. Sapevo che i miei compagni dell’Università di Venezia stavano discutendo da tempo di fare una rivista di manga, perciò pensando che dietro al progetto ci fossero loro telefonai in redazione. Fu lì che Luigi Bernardi mi propose di diventare il suo agente in Giappone .
Al tempo Granata acquistava i manga da Viz, un editore giapponese basato a San Francisco, ma non aveva contatti diretti col Giappone. Era un momento di gravissima crisi perché Viz aveva deciso di interrompere “Ken il Guerriero”, che in America non vendeva, e Granata rischiava di rimanere senza il titolo che teneva in piedi tutta la struttura. Perciò il mio primo compito fu quello di fare tutto il possibile per convincere Shueisha a fare il suo primo contratto diretto con un editore straniero. Alla fine, grazie all’aiuto di Buronson, Kurumada e Toriyama, che spinsero una riluttantissima Shueisha, riuscii a portare a Granata sia “Ken” che “I cavalieri dello zodiaco”, nonché “Dragon Ball” (che all’epoca non interessava a nessuno in Italia) a Glénat francese, con la quale Bernardi era strettamente legato.
Fu in quel momento che proposi timidamente i titoli di Nagai, ma Bernardi era piuttosto riluttante e interessato solo ai robottoni. Io, che amavo Nagai alla follia ma che non ritenevo i manga robotici il meglio del suo catalogo, spinsi invece per “Mao Dante” e “Devilman” (nonché per un corto che mi aveva fatto ridere da morire, intitolato “Ricordo di K“). 
Per fortuna due delle persone più fantastiche che erano allora a Granata, Roberto Ghiddi e Andrea Accardi, erano invece fan di “Devilman” e pian piano iniziarono a pressare Bernardi. Quindi io gli inviai tutto “Mao Dante”, che avevo tradotto di mia sponte in italiano perché si rendesse conto di cos’era, e Bernardi se ne innamorò immediatamente. Il progetto “Devilman” prese il via da lì: se “Mao Dante” fosse andato bene in libreria, Bernardi avrebbe pubblicato “Devilman” in edicola. Dunque, in ordine cronologico, i primi contratti furono “Ricordo di K” (che credo non sia però mai stato pubblicato da Granata) e “Mao Dante”; dopo arrivarono “Mazinger Z” di Ota e solo dopo il contratto di “Devilman”.

 

2) Correggimi se sbaglio ma all'epoca le collaborazioni internazionali dello studio di Go Nagai (Dynamic Production) per le pubblicazioni dei suoi fumetti all'estero erano ancora in fase embrionale benché in procinto di esplodere proprio grazie al tuo lavoro negli anni successivi, il Devilman della Granata Press fu la prima pubblicazione realizzata da un editore occidentale per questo titolo fondamentale del fumetto giapponese? 

Non solo per Dynamic. Kodansha era l’unico editore ad avere un ufficio internazionale - la cui direttrice odiava dal profondo Granata in quanto considerava Bernardi responsabile di aver interrotto “Akira” italiano poco prima del finale, quando invece fu Glénat francese a imporre la chiusura della filiale italiana, di cui Bernardi era direttore.
Shogakukan non era interessata ai mercati stranieri e aveva un pessimo rapporto con Viz, ma era costretta a venderle titoli perché il proprietario di Viz era il figlio del proprietario di Shogakukan stessa.
Gli altri editori (Shueisha, Kadokawa, Tokuma, Akita…) e autori (Matsumoto, Miyazaki…) non avevano mai fatto contratti direttamente con l’estero. Dunque fu davvero estenuante iniziare tutte quelle negoziazioni, ma per un ventenne pieno di energia era anche estremamente stimolante.
 Dopo Granata, Dynamic licenziò “Devilman” al musicista americano Glenn Danzig - facendo il lavoraccio incredibile di togliere tutti i retini dalle tavole originali per riscansionarle, in modo da colorarle meglio di quanto Kodansha aveva fatto con “Akira”; senonché si crearono subito gravi problemi contrattuali e l’edizione a colori americana non uscì mai - solo tre volumi di “Shin Devilman” colorati da pessime scansioni dei tankobon.

3) In quel periodo immaginiamo che parlasti con lo stesso Go Nagai circa questa prima edizione italiana del suo Devilman, era soddisfatto di poter vedere il suo capolavoro manga pubblicato al di fuori del Giappone?

Più che contento era sorpreso. Shueisha mi disse chiaramente che “gli stranieri non possono comprendere i manga” e anche Nagai, in fondo fondo, credo fosse convinto che le sue opere fossero destinate a un pubblico veramente minuscolo. Quando poi arrivavano i campioni delle edizioni straniere, il commento tipico di tutti gli autori / editori era “fa una strana impressione vedere i disegni capovolti”. Non mi ricordo di aver mai sentito da nessun autore o editore commenti entusiastici riguardo alle edizioni straniere delle loro opere; ma col senno di poi, lo capisco. I manga stranieri, a quel tempo, non avevano una carta molto buona e il livello delle stamperie italiane - sia in bianco e nero e ancor più a colori - era deprimente se paragonato al Giappone,  tanto che a volte io stesso mi vergognavo di fornire campioni in cui la carta era così fina che si vedeva chiaramente la tavola sul retro…
Per “Devilman” poi, per una scelta strana che mi creò anche notevoli problemi, si usarono per le copertine immagini dell’OAV e addirittura l’illustrazione di Yuzo Takada fatta per il CD - cose impensabili al giorno d’oggi.
Mi ricordo però che Nagai fu visibilmente soddisfatto, sorpreso e commosso la prima volta che venne in Italia a incontrare i fan. Non è facile far capire a parole agli autori quanto sono amati in Paesi tanto lontani. Per esempio, in 20 anni di Dynamic, non sono mai riuscito a convincerli del fatto che Jeeg fosse un mito in Italia, e credevano che fossi solo io a esserne maniaco.
Se ne resero conto solo quando arrivò in Giappone “Lo chiamavano Jeeg Robot”.


4) Con Granata Press foste all'avanguardia anche nel settore home video legato all'animazione giapponese, proprio sulla collana di VHS "Manga Video" di Granata Press apparvero i due indimenticabili e spettacolari OAV di Devilman ideati dall'incredibile staff di animatori comprendente i compianti maestri del settore Tsutomu Iida e Kazuo Komatsubara, ci racconti qualcosa su queste produzioni e il loro arrivo sul mercato italiano?

Veramente bellissimi, due dei titoli che sono più orgoglioso di aver fatto! La trattativa fu tutt’altro che semplice perché, mentre il secondo era gestito da Bandai che concesse subito la licenza, il primo era controllato da Kodansha dove, come dicevo, c’era una persona estremamente accentratrice che non poteva vedere Bernardi. A un certo punto rischiammo di trovarci con solo il secondo OAV ma non il primo. Poi per fortuna intervenne un pezzo grosso di Kodansha che dichiarò che i diritti dei video non dovevano essere gestiti dalla persona che gestiva i manga e la situazione si risolse (attirando ulteriore odio su Bernardi e me, che con “Akira” e Glénat Italia non avevo nulla a che fare…).
 Da lì cominciò quindi l’attesa per il terzo e conclusivo OAV, in attesa del quale lo studio Triangle Staff / Oh! Production e il produttore Bandai si dedicarono ai CB Chara. Però il progettto di Iida richiedeva un investimento che né Kodansha né Bandai erano disposti ad affrontare. Mentre si continuava a discutere, se ne andarono prima Mukuo e poi Komatsubara. Il progetto passò a KSS che propose di prendersene carico a patto che le fosse consentito di sviluppare l’ultima parte su tre OAV, unica soluzione possibile per recuperare l’investimento; ma per ragioni che non ho mai capito si arenò e, credeteci o no, una parte di quel progetto diventò l’OAV de “Il minatore dello spazio”. Lavorando in Dynamic, credo di aver sentito discutere del famoso “ultimo OAV” almeno una volta al mese e ogni volta in formati diversi e con produttori diversi. Dopodiché, quando Iida se ne andò prematuramente, tutto si fermò in via definitiva. Davvero un’occasione persa.

5) Prima di salutarti e ringraziarti di nuovo per il tempo dedicatoci un'ultima domanda: la tua d/visual ha pubblicato in Italia alcune delle migliori edizioni manga di Go Nagai (e non solo), ancora oggi ricercatissime da lettori e collezionisti (e questo posso ben testimoniarlo in qualità di rivenditore), da ormai molti anni però avete lasciato l'editoria italiana per focalizzarvi su numerosi progetti multieditoriali legati prevalentemente al mercato asiatico (per averne un esempio visitate d/world), c'è una possibilità di rivedervi di nuovo nel nostro paese prima o poi?

Mi fa molto piacere sentirlo: stando a migliaia di chilometri di distanza non ho mai avuto la possibilità di tastare con mano le reazioni del pubblico italiano alle nostre uscite. So che ho dedicato un grandissimo amore a tutti i volumi che ho curato, e credo davvero che il lavoro fatto per gli editoriali di “Kajimunugatai” o “Le rose di Versailles” non possa essere copiato facilmente. Perlomeno non penso che l’editore di una nuova edizione si trasferisca per tre mesi a Okinawa, o se ne vada a cercare a Parigi i registri delle vittime della rivoluzione per verificare la grafia esatta dei nomi utilizzati dall’Ikeda (che si era basata su fonti discutibili e, soprattutto, strettamente in katakana). 
So che ridevo spesso quando la gente scriveva “un editore delle vostre dimensioni” o “con tutti i mezzi che avete” credendo che fossimo in chissà quanti. In realtà eravamo tre: io mi occupavo di traduzioni, editoriali, stampa, della grafica e del sito; il mio collega della contabilità si occupava dell’impaginazione; il collega dell’ufficio legale si occupava dei contratti, dell’inserimento dei testi e della gestione degli ordini. Comunicava da solo con oltre 300 negozi italiani, smistandone ogni mese gli ordini, e i negozi erano convinti di conferire con un ufficio in Italia; invece il loro interlocutore era un giapponese a Tokyo! Oppure quando, nel mezzo della campagna “anti-Colpi” aizzata da certe persone, decisi di usare lo pseudonimo di Leonardo Grimani e molti cominciarono a scrivere “Questo sì che sa tradurre, altro che Colpi!”. Credo di esser stato anche molto fortunato nella scelta dei partner: Francesco Grippo faceva un lavoro incredibile come curatore dell'edizione e persone come Sandro Cordovani o Endrius Boscolo sono state fondamentali per l’edizione italiana di “Gundam” commissionata da Sunrise - che, a quanto ne so, venne poi strapazzata durante il doppiaggio. 
Comunque, in periodo pre-covid abbiamo avuto numerosi contatti dall’Europa con richieste di ritornare su quei mercati. Personalmente, dopo oltre 30 anni di vita in Giappone e oltre 35 a lavorare per giapponesi, mi sento molto più vicino alla mentalità asiatica e sono molto soddisfatto della mia vita tra Tokyo, Taipei e Bangkok. Non mi sono mai sentito a mio agio con l’assertività - che spesso si traduce in una futile arroganza - di interlocutori europei o americani. Poi ora tutti i nostri sforzi editoriali sono concentrati sull’edizione giapponese dei titoli Disney, come Topolino e Paperinik. Sicuramente le tre persone che formavano d/visual non hanno più l’energia per tornare ad affrontare un lavoraccio simile. Ma chissà, “with a little help from some friends…”.

Nelle immagini: fronte & retro del numero 1 della collana "Z Star" di Granata Press edito nel Dicembre 1991 e contenente la prima edizione italiana del Devilman di Go Nagai

22/11/21

Go Manga: GEKIMAN! Come ho creato Devilman - Collection Box [J-Pop] (ita)





 La Go Nagai Collection di J-Pop si arricchisce di un nuovo ed attesissimo manga finora inedito in Italia, arriva direttamente in un elegante box da collezione la trilogia di volumi dedicata a: "Gekiman!".

Go Nagai con questa avvincente serie pseudo-autobiografica porta il lettore alla scoperta dei segreti e delle vicissitudini dietro alla creazione del suo capolavoro a fumetti, Devilman. Il tutto filtrato attraverso i pensieri e le azioni di un suo vero e proprio alter-ego manga rappresentato dal protagonista Geki Nagai, sarà lui a trasportarci in questo viaggio ricco di situazioni sorprendenti nelle relazioni e nelle mente del maestro del fumetto giapponese.

Nelle foto: il Collection Box contenente i tre tomi del "Gekiman!" di Go Nagai nella versione italiana edita da J-Pop.